Hot Dog Light!



Ok, lo so, il titolo sembra una contraddizione in termini, ma posso assicurare che…
“SI.. PUO’… FAREEE!!!” !
Mi sono imbattuta in questa ricetta, mentre ero alla ricerca di una soluzione pratica ma leggera, sostanziosa ma saziante per il pranzo fuori casa. Qualcosa che consentisse di non dover cedere alla tentazione di entrare nel primo bar, addentare un panino qualsiasi, magari debordante di maionese, e combattere per il resto della giornata la battaglia di digerirlo!
Accompagnato da un frutto, questo è infatti un pranzo completo e leggero.

Il maggior consumatore è mio marito, che li porta in ufficio, e li mangia tra lo stupore degli astanti, che più d’una volta gli hanno chiesto: “Ma quello cos’è?” oppure “Ma dove li compri?” oppure (dopo aver saputo che sono home-made!) “Ma come fa tua moglie a metterci dentro il wurstel?”… A dispetto del nome del blog, non con la bacchetta magica!!!Solitamente, ne faccio una bella batteria, l’insacchetto ad uno ad uno, li metto nel congelatore e, basta tirarli fuori al mattino e tenerli a temperatura ambiente, che sono pronti per l’ora di pranzo!

Sono perfetti anche per una scampagnata, un pic nic all’aperto o per una “scampamarata”…
Si, una “scampamarata”! Il termine l’ho coniato io quando avevo 7/8 anni e ne rivendico la genesi… Però forse adesso dovrei spiegare che cos’è!
Beh, la “scampamarata” è… una scampagnata al mare!
Ho dovuto per forza, coniare un nuovo termine perché, nei miei ricordi di bambina, ci sono solo scampagnate al mare, coi miei nonni e i miei zii, che all’epoca erano anche i miei compagni di giochi, vista l’esigua differenza d’età!
Tutti sotto l’ombrellone, a litigarsi un po’ d’ombra (ma non io, che essendo la più piccola, possedevo, di diritto, il centro di esso!), ancora gocciolanti dall’interminabile bagno del mattino, avvolti negli asciugamani colorati, con gli sguardi famelici rivolti alla borsa della nonna, dalla quale ogni giorno usciva una leccornia diversa! E quella che era in realtà l’esigenza di risparmiare, portantosi il pranzo da casa, diventava una festa!


HOT DOG
tratto da "Pane e Roba Dolce", S.lle Simili

PER IL LIEVITINO
300g farina
180g acqua
6g lievito di birra

Impastate tutti gli ingredienti, e lasciate lievitare fino al raddoppio (circa 40’).

PER L’IMPASTO
700g  farina
320g acqua
150g olio evo
80g zucchero
15g sale
e inoltre
12 Wurstel di Pollo Grandi
Unite gli ingredienti al lievitino, fino a formare un impasto omogeneo e lavorate bene per 10/12 minuti, battendo energicamente ( o in planetaria col gancio impastatore!). Fate lievitare per 60’.
Dividete la pasta in 12 pezzetti, formate dei rotolini lunghi quanto i wurstel e spianateli col mattarello. Arrotolate i wurstel nella pasta, sigillate le estremità e disponeteli sulla teglia da forno, un po’ distanziati fra loro, con la falda sotto.
Pennellateli con un uovo sbattuto e infornate subito, in forno già caldo, a 210° per 8/10’.
(Se vi piacciono più “panosi”, fateli lievitare ancora 20’ prima d’infornarli!)

Aperitivo a base di prodotti emiliani


Pochi giorni dopo il secondo evento sismico che ha “scosso” la terra che mi ospita, quello del 29 maggio, ho avuto occasione di fare un’importante riflessione con un emiliano doc, che stimo molto e che ha la mia massima riconoscenza.
Il problema non è solo che la terra tremi. Il problema non è solo che il sisma porti via case, lavoro, affetti e ricordi, lasciandosi alle spalle cumuli di macerie. Il problema non è solo che simboli storici dei piccoli centri vengano spazzati via in pochi secondi e che questo modificherà, forse per sempre, il profilo e l’orizzonte del piccolo e tranquillo centro nel quale si è cresciuti. Il problema non è solo che la paura paralizza, che toglie il fiato di giorno e il sonno la notte. Il problema non è solo rimboccarsi le maniche per cominciare tutto daccapo.

C’è anche un’altra questione d’ affrontare,  che questo disastroso evento porta con sé. L’evento sismico degli ultimi giorni ha cancellato la certezza, con la quale questo popolo caparbio abita da sempre queste terre, che l’Emilia-Romagna “non può tremare” perché “non è terra a rischio sismico”, come se non fosse nel suo DNA.
Questo è stato il grande shock, che s’è aggiunto al disastro.


Tutti ora provano a ricominciare: le macerie da raccogliere, le aziende da ricostruire, gli esami scolastici da sostenere, le case in cui rientrare, ove sia possibile… mentre lo sciame sismico sembra scemare.


E chi non può aiutare direttamente queste terre e la sua gente con uno scatolone di generi di prima necessita, cosa può fare, oltre a mandare una caterva di SMS al 45500??? Può cercare di reperire i prodotti che questa terra produce e assaporarla, questa terra, pascersi dei profumi dei suoi prodotti e imparare ad apprezzarli nelle loro preparazioni, a metà tra tradizione ed innovazione.
E allora... qualche piccolo consiglio culinario!


MOUSSE DI MORTADELLA BOLOGNA IGP
(ricetta depositata presso la Camera di Commercio di Bologna il 14/10/2004)
Ingredienti (per 6 persone):
300g di Mortadella Bologna IGP
100g di ricotta fresca (di Vacca Bianca Modenese!)
un cucchiaio di Parmigiano Reggiano
un cucchiaio di panna fresca

In un mixer, inserire la mortadella a tocchetti, aggiungere la ricotta e il parmigiano, azionare fino ad ottenere un impasto omogeneo e non grumoso. Regolare la densità del composto aggiungendo la panna e frullare il tutto per ottenere una spuma che si servirà con crostini caldi o da abbinare a...

BISCOTTINI SALATI AL PARMIGIANO REGGIANO & SEMI DI PAPAVERO
Ingredienti:
100g farina
40g burro
75g Parmigiano Reggiano (meglio se 30mesi)
1 tuorlo
poco sale
pepe

Setacciare la farina formando una fontana. Al centro unisci il burro freddo e a cubetti, il Parmigiano Reggiano, il tuorlo, una spolverata di pepe, un pizzico di sale (che potete anche evitare se usate del Parmigiano 30mesi) e un cucchiaino di semi di papavero.
Impastare e fate riposare in frigorifero per 30', poi tirare una sfoglia alta 1/2 cm. Ricavare dei biscotti, disporli su una placca foderata di carta forno, cuocere a 180° per 15/20 minuti, fino a che non sono leggermente dorati.
Potete conservarli fino ad una settimana in un contenitore ermetico, meglio se di latta.

MADELEINES AL PARMIGIANO REGGIANO CON NOCCIOLE E PROFUMO DI TARTUFO NERO
Ingredienti: 
(per circa 15 pezzi)
120g farina
50g Parmigiano Reggiano grattugiato
30g farina di nocciole tostate
100g burro
20g olio d’oliva aromatizzato al tartufo nero
2 uova
1presa di sale
pepe macinato
1 cucchiaino di lievito per dolci non zuccherato


Sbattere le uova con il parmigiano. Aggiungere la farina, il sale, il lievito e la farina di nocciole, poi il burro fuso e l’olio al tartufo e un po’ di pepe. Mescolare bene tutto quanto e riempire a filo degli stampini da madeleine (o, se non ne avete, da minicake). Infornare
a 180° per 15-20 minuti fino a quando le madeleines saranno belle
dorate. Lasciar raffreddare su una griglia.

CUCCHIAINI DI RICOTTA DI VACCA BIANCA MODENESE VARIEGATE ALL'ACETO BALSAMICO TRADIZIONALE DI MODENA D.O.P. 
Ingredienti:
(per 12 cucchiaini)
200g di Ricotta di Vacca Bianca Modenese
1cucchiaio di Parmigiano Reggiano 30 mesi
1cucchiaio di panna liquida fresca
Acetp Balsamico Tradizionale di Modena Dop

Lavorate tutti gli ingredienti in una terrina con una frusta a mano o elettrica, fino ad ottenere un composto cremoso e omogeneo. Con l'aiuto di una sacca a poche e di un beccuccio riccio, disponete la crema di ricotta sui cucchiaini. Su ogni cucchiaino, fate scivolare una o due gocce di Aceto Balsamico DOP.

Filetti di Merluzzo alla Greca a prova di… costume!


Una promessa è una promessa! Quindi, dal momento che la fatidica prova costume si avvicina e che, anzi, il mal tempo di questo mese di maggio ci sta regalando  un po’ di tempo in più per rimetterci in forma (…prendiamola così!), ho anche il tempo per mantenere una promessa fatta all’inizio di quest’anno. Quale??? Quella di dimostrare che stare a dieta può non essere così triste! Quella di proporre ricette LIGHT, che soddisfino anche i palati più esigenti! A partire dal mio!

Non è facile conciliare la passione per la cucina al continuo alternarsi di diete dimagranti.
Per quanto mi riguarda, ho imparato ben presto che, quando sono a dieta, prima ancora del cibo a mancarmi è la cucina stessa.
Mi manca il cimentarmi con una nuova creazione culinaria; sperimentare la ricetta di questo e quel famoso Chef per un piatto per il quale sono ancora alla ricerca della formula perfetta; scoprire nuove pietanze e nuovi sapori; equilibrare le portate tra loro per la creazione di un menù da proporre agli amici …cavie inconsapevoli di tutti i miei esperimenti!
Ultimo, ma non ultimo, mi manca presentare i miei piatti in tavola come opere d’arte… 

L’estetica del piatto è, infatti, l’elemento irrinunciabile della creazione culinaria, e assume un valenza ancor più importante quando ciò che c’è nel piatto deve essere dietetico!
Cerco di ovviare a questa urgenza, avendo cura di mettere amore in ogni piatto che metto in tavola, tutti i giorni, con passione, a prescindere da cosa sia in esso contenuto!

Quando poi sono proprio in "crisi d’astinenza", passo tutto il pomeriggio a cucinare torte, biscotti o pane, che poi si sacrificherà a mangiare mio marito o gli amici… Ed io così mi cibo della sola soddisfazione e… del profumino che esce dal forno e spande in tutta la casa! 


FILETTI DI MERLUZZO ALLA GRECA
Ingredienti  per 4persone:

400g di filetti di merluzzo
50g di pangrattato
1 rametto di prezzemolo
1 limone, la buccia grattugiata
½ bicchiere di vino bianco o il succo di un limone
1 cucchiaio di uva passa
1 cucchiaio di pinoli
semi di finocchio
olio evo
sale, pepe bianco

Nel mixer, mettete il pangrattato, il prezzemolo, l’uva passa, i semi di finocchio, i pinoli, la buccia di 1 limone, e frullate fino a creare una farcia ben amalgamata. Se dovesse risultare troppo secca, bagnatela con ½ bicchiere di vino bianco o con il succo di un limone.
Disponete i filetti in una pirofila foderata con carta da forno. Distribuite la farcia sui filetti, creando uno strato di un paio di millimetri. Irrorate con poco olio extra vergine d’oliva, salate e pepate e mettete  in forno ventilato a 200°, per circa 20’.
Buona dieta!!!

Gnocchi di Patate al Castelmagno … dal Piemonte con Amore!


Nel mio personalissimo decalogo delle golosità domenicali, il trono  è sicuramente riservato ad un bel piatto di gnocchi di patate!!!
Già me li figuro,  affogati in una densa passata di pomodoro, ben condita e ristretta, e imbrigliati in una rete filante di fior di latte o, meglio, di Mozzarella di Bufala Campana D.O.C. ( che come dice un mio carissimo cugino :” ‘a mozzarella è ‘a droga nostra!!!”), una foglia di basilico per corona e…
Ops… attenzione a non scottarsi le mani toccando la terrina di coccio con la quale vengono passati al forno e serviti, roventi, in tavola!!!

Questa primavera però, nella mia escursione pasquale nella bellissima e reale città di Torino, di Re ne ho conosciuto un altro: il Castelmagno!
Il Castelmagno è un formaggio DOP (lavorato nei comuni di Castelmagno, Pradleves e Monterosso Grana in provincia di Cuneo) a pasta semidura erborinata, ottenuto da latte vaccino, che riposa in grotta dai 2 ai 5 mesi, per poi svegliarsi e dar battaglia al naso e alla gola con la sua vivace piccantezza!

A Torino ho gustato dei tradizionali “tajarìn” , sottilissimi tagliolini di una pasta all’uovo particolarmente ricca di tuorli, ma si da il caso che siano molto apprezzati anche gli gnocchi.
E allora io non mi sono fatta sfuggire quest’occasione!


PER GLI GNOCCHI:
(ingredienti per 6persone)
1Kgdi patate
250g di farina “0”
40g di Parmigiano reggiano
1 uovo
sale e pepe

PER LA FONDUTA AL CASTELMAGNO DOP
150g di Castelmagno
200g di panna fresca
50g di burro

Lessate le patate con la buccia, mettendole in acqua a freddo e aggiungendo il sale. A cottura ultimata, scolatele leggermente al dente e sbucciatele, passatele allo schiacciapatate, fatele cadere sulla spianatoia leggermente infarinata e lavoratele rapidamente con l’uovo intero, 250g di farina, il parmigiano grattugiato, sale e pepe, in modo da ottenere un impasto omogeneo. Per fare gli gnocchi, dividete l’impasto in 3-4 parti e formare dei filoncini grossi come un dito; tagliateli a pezzetti e passateli sui rebbi di una forchetta o sull’apposito riga-gnocchi (io, e il mio fido aiuto cuoco – mio marito!- li abbiamo solo tagliati!)
In una padella di alluminio, mettete la panna, il burro e il Castelmagno a pezzetti, e lasciatelo ammorbidire nella panna per una mezz’ora.
Lessate gli gnocchi in acqua salata. Nel frattempo, accendete il fornello sotto la padella con il formaggio, a fuoco dolce e lasciate che la fonduta prenda corpo, senza che rapprenda troppo.
Quando gli gnocchi saliranno a galla, scolateli, conservando un po’ d’acqua di cottura e gettateli nella padella. Saltateli in padella facendo mantecare bene e se serve, aggiungete un po' dell'acqua di cottura. Servite ben caldi (
su quelli in immagine ho cosparso degli aromatici fiori disidratati!).


Crème Brulée


Questa ricetta è dedicata ad una personcina tutto pepe, dal sembiante elegante e delicato, ma dalla cui piccola“boccuccia”(!), ogni tanto, escono ficcanti parole di brillante ironia; una  ragazza, una giovane donna risoluta ma, allo stesso tempo, capace di una dolcezza spiazzante e di una tenera timidezza (quest’ultima è il motivo per cui non farò il suo nome!).

Oggi è il suo compleanno e, dal momento che siamo geograficamente lontane e non riuscirò a darle un dono vero ed un bacione, come vorrei, ho pensato per Lei a questo regalino virtuale: la ricetta che le ho promesso tante volte!!!

 Questo dessert - la cui prima ricetta documentata risale ad un manuale di cucina francese del 1691- ha infatti, a mio parere, tutte le sue sorprendenti e contraddittorie caratteristiche: è dolce, cremoso, ma allo stesso tempo croccante! E poi ne è ghiotta!



CREME BRULEE
INGREDIENTI:
50cl di panna liquida
70g di zucchero
5 tuorli
½ baccello di vaniglia
60g di zucchero di canna

Incidere il baccello di vaniglia per il lungo, raschiare i semini in metà della  panna e scaldare in una casseruola a fuoco lento.
Nel frattempo, sbattere energicamente i tuorli con lo zucchero semolato in modo da sbianchire il composto. Incorporare l’altra metà della panna, che sarà fredda, e mescolare bene.
Infine, aggiungere la panna calda e mescolare di nuovo per amalgamare bene l’insieme.
Fare riposare la preparazione in frigorifero per almeno 2 ore, in un recipiente adatto.
Regolate il forno a 95°C. Distribuite con delicatezza la crema in piccole terrine di porcellana o terracotta, poi cuocete a bagnomaria, in una teglia riempita per metà d’acqua. Cuocete per 1h e 15’.
Le creme devono essere tremolanti e appena rapprese.
Una volta cotte e leggermente raffreddate, mettere da parte le creme in frigorifero almeno 1h prima di servire.
Al momento di servire, spolverizzare le creme di zucchero di canna, poi caramellarle con il cannello o con il grill del forno: preriscaldare il grill del forno, disporre le vostre creme sopra una teglia riempita per metà d’acqua fredda, sorvegliare con  attenzione e girando di tanto in tanto la teglia per caramellare in modo uniforme.



Le Zeppole di San Giuseppe per la Festa del Papà!


…Anzi “del babbo”! Sì, perché io lo chiamo così: BABBO! L’ho sempre chiamato così! E babbo è un suono pieno, tondo, caldo che ha il sapore dell’affetto, dell’amore, dell’ autoritaria dolce presenza ch’egli è per me.

Il rapporto che ho con mio padre è speciale, fatto di poche parole, di grande d’intesa e profonda sintonia, ma non è stato facile arrivare fino qui.
Un legame costruito, nel tempo, passando attraverso l’inevitabile ostacolo delle incomprensioni, che sempre si frappongono, ad un certo punto del cammino, tra genitori e figli, ma che a volte, per motivi diversi, può essere più difficile da saltare. Bisogna camminare l’uno verso l’altro, e venirsi incontro.
Mio  padre ha spesso camminato più velocemente di me, nella mia direzione; mi ha permesso di sbagliare, da sola;  ma era sempre lì un attimo prima della caduta, per attutire l’impatto. E poi mentre mi aiutava a rialzarmi, mi prendeva un po’ in giro e mi faceva ridere un po’, che male non fa mai!

A proposito di ridere…
“Mamma, perché babbo si chiama Salvatore ma non salva nessuno???”
La voce è quella di mio fratello, poco più di 5anni; le risate di sottofondo sono quelle mie e di mia madre, che tratteniamo a stento le lacrime!!! 

Le mie zeppole, sono in onore di mio babbo, ma a lui, con la stessa ricetta, le ha preparate la mia mamma, a qualche Km da qui…

Sia la ricetta della pasta choux che della crema pasticciera sono di Michail Roux, tratte dal cookbook  “UOVA”, così non si può sbagliare!


PASTA CHOUX
INGREDIENTI:
125ml di latte intero
125ml di acqua
100g di burro
½ cucchiaino di zucchero
1cucchiaino di zucchero
150g di farina
4 uova
olio per friggere

 Mettete il latte, l’acqua, il burro, il sale e lo zucchero in una casseruola su fuoco basso. Portate ad ebollizione e togliete immediatamente dal fuoco. Aggiungete la farina versandola a pioggia e sbattete il composto con un cucchiaio di legno, finché è liscio.
rimettete la pentola su fuoco medio e cuocete per circa 1 minuto,  mescolando di continuo per fare asciugare l’impasto. Trasferitelo in una ciotola.
Aggiungete le uova, uno alla volta, sbattendo con un cucchiaio di legno. Dopo aver incorporato l’ultimo uovo, dovreste avere un impasto liscio, lucido e abbastanza denso. La pasta choux è pronta. (Se non la usate subito, spennellate la superficie con uovo e latte per evitare che si formi una crosta.)
Con una sacca a poche e una bocchetta rigata, di 1cm di diametro, formate, sulla carta forno, delle girelle di circa 10cm di diametro e, se possibile, salite di un gradino con il giro finale in modo da avere un dislivello che accoglierà meglio la crema.
Friggete le girelle in olio mediamente profondo, 2-3cm circa, immergendole, a testa in giù, con tutta la carta da forno. Dopo un paio di minuti, muniti di una pinza, estraete dall’olio la carta forno. Estraete le zeppole dall'olio, quando saranno ben gonfie e dorate da entrambe le parti. Scolate bene e adagiate su carta per fritti o su carte paglia.



CREMA PASTICCIERA
INGREDIENTI:
6 tuorli
125g di zucchero
40g di maizena
500gml di latte intero
1 baccello di vaniglia
un po’ di zucchero a velo o di burro

Montate a nastro i tuorli con 2/3 dello zucchero in una ciotola. Aggiungete la maizena e incorporatela bene sbattendo con la frusta.
in una casseruola, scaldate il latte con il resto dello zucchero e la vaniglia. Appena prende il bollore, versatelo sul composto di uova, mescolando. Amalgamate bene e rimettete il composto nella casseruola. Portate ad ebollizione su fuoco medio, mescolando continuamente, con la frusta. Lasciate bollire per 2minuti, sempre mescolando e poi versate in una ciotola. Per evitare che si formi una pellicina, spolverizzate la superficie con pochissimo zucchero o distribuiteci qualche fiocchetto di burro. Una volta fredda la crepa pasticciera si può tenere in frigorifero fino a 3 giorni. Eliminate il baccello di vaniglia prima dell’uso.
A questo punto, riempite una sacca a poche con la crema e farcite le zeppole con essa. Guarnite con ciliegia o amarena candita.

 

La pizza in teglia di Gabriele Bonci.


La PIZZA è un pensiero fisso per ogni buon campano che viva al Nord! Perché l’inconfondibile profumo della pizza, fa sentire a casa!
La prima domanda che si rivolge ai locali, dopo i convenevoli di rito, è proprio :
“Ma , in zona, una pizza buona, dove la si può mangiare???”
Il problema però, è già nella domanda, e forse, prima di capire da soli, in quale anfratto di essa si nasconda, potrebbero passare anni… Io conosco l’arcano, ma anche a me s’è svelato solo di recente, attraverso mio marito, romagnolo DOC.
Il problema è semplice e complesso allo stesso tempo, ed è che…
LA PIZZA non l’hanno mai mangiata!!!
Si, è così, non hanno mai mangiato LA PIZZA!


La pizza, quel disco di pasta lievitata, di medie dimensioni,  sottile ma morbido, abbracciato dall’alto cornicione che incornicia, per l’appunto, il condimento di passata di  pomodoro, basilico, e grosse fette di mozzarella - perché è così che si mette la mozzarella sulla pizza, e non a dadini, perché ogni sapore deve essere ben distinto e fondersi, nella bocca, come in un amplesso…
La pizza, quella vera, rigorosamente cotta nel forno a legna col calore delle braci , ma senza l’aggressività del fuoco, piegata “a portafoglio” o in 4 parti e mangiata perdendosi nei vicoli di Napoli …
La pizza, che deve essere impastata con l’acqua ,e forse con l’aria, di quella città… 



Quando poi hanno la fortuna di goderne e gli si svela il vero, non tutti subito si convertono , ma dapprima resistono, e poi, come per incanto, cedono!
Del resto, non dev’essere facile accettare d’essere stati ingannati per tutta la vita, sino a quel momento, su un alimento così semplice, ma così perfetto, come la pizza!
Perché la pizza, il cibo più antico e più declinato del pianeta, vessillo dell’arte culinaria italiana nel mondo, nasconde in sé la magia del pasto semplice, che sembra sempre quello di un re! 



Il tentativo di riprodurre in casa il pasto che prende il nome dalla Regina in onore della quale fu creato, senza un forno a legna, senza quell’acqua e senza quell’aria, si rivela però, per chi conosce il reale sapore di quest’ambrosia, mai pienamente soddisfacente. La Vera Pizza non si può imitare, e forse non si deve nemmeno tentare di farlo.
Ma siccome alla pizza non si può rinunciare, io ho provato con questa, che è un’altra cosa, diversa ma buona: la pizza in teglia, del sacerdote del PIZZARIUM di Roma, Gabriele Bonci!!!





PIZZA IN TEGLIA di GABRIELE BONCI
INGREDIENTI:
1kg di farina 00 per pizza
700g di acqua
7g di lievito di birra liofilizzato
15g di sale
40g di olio evo
5g di zucchero

Prelevate una parte dell’acqua, scaldatela poco e unitela al lievito e allo zucchero. Setacciate la farina in una ciotola, aggiungetevi il composto di lievito e, gradualmente, l’acqua. Impastate con una forchetta (ma anche una planetaria va benissimo!). Aggiungete l’olio, il sale e terminate l’acqua. L’impasto deve risultare morbido ed appiccicoso ma consistente. Fatelo riposare 10’.
Trasferite la massa su di un tagliere molto infarinato e provvedete a dare alcune pieghe alla pasta, come segue. Prendete l’impasto e piegate al centro i lembi esterni, poi girate l’impasto, tenendo il taglio che ne deriverà, perpendicolare a voi. Ripete l’operazione nel senso opposto. Lasciate riposare per 10’.
Ripetete l’operazione 2 o 3 volte. Poi formate una palla, riponetela in una ciotola unta di olio evo, e fate lievitare, coperta con una pellicola, in frigorifero per 24H.
Trascorse che saranno, prendete la pasta lievitata, stendetela senza lavorarla, farcitela a piacere e infornate a 250° in forno ventilato preriscaldato, per 15-20’.

Le farciture che potete vedere sono:
una margherita classica: salsa di pomodoro, mozzarella e basilico;
radicchio e pancetta: disponete sulla pasta stesa, nell’ordine: salsa di pomodoro, la mozzarella, la pancetta. Quando la pizza sarò cotta, sfornate e disponeteci sopra a pioggia il radicchio)
salsiccia e “friarielli”:saltate in padella i friarielli con aglio olio e peperoncino, dopo averli fatti appassire, disponete sull’impasto steso la mozzarella, i frialrielli e pezzetti di salsiccia cruda.

Torta Angelica delle Sorelle Simili ovvero … “La dieta è finita… mangiate in pace!!!"


Anche questa volta, la dieta è finita! Sono riuscita a portare a termine l’intero programma alimentare che avevo intrapreso…  Volete sapere qual è? Ebbene sì, ci sono caduta anch’io… No, non è la dieta Dukan! Ma, di fatto, il suo adattamento italiano, ad opera di Rosanna Lambertucci:Il Viaggio Dimagrante!


…Lo so che non si fanno le “diete dei giornali”; lo so che ognuno di noi è diverso, e che le diete dimagranti si fanno seguiti da un medico specialista, so tutto ma…  quando si è provata qualsiasi cosa da 20anni a questa parte per perdere qualche chilo; quando si conoscono a memoria tutte le regole della sana e corretta alimentazione e le si applicano senza alcun risultato da anni; quando i chili acquistati a Natale continuano, nonostante i sacrifici e digiuni, a campeggiare sui tuoi fianchi fino a Ferragosto… posso assicurare che ti rivolgeresti anche ad uno sciamano indiano, con tanto di bambolina Wodoo, per perdere qualche chilo!!!
Questo regime alimentare, sostanzialmente proteico, è, di fatto, rieducativo: educa il metabolismo, riattivandolo! Certo il sacrificio è grande, ma i risultati sono abbastanza veloci e duraturi nel tempo… Insomma FUNZIONAAA!!!
Il più importante inconveniente di questa dieta dimagrante è che, oltre a proibire categoricamente i dolci per tutto il periodo, non concede, a differenza di altri regimi alimentari, nessuna “distrazione”, per così dire: niente pizza+birra al sabato sera, niente pasto libero a settimana, niente vino,  niente di niente… per sole 7 settimane xò!
Queste regole ferree portano a ridurre drasticamente la vita sociale e, nel mio caso, ad abbandonare i manicaretti che avrei voluto proporre sul blog!!! Non che non me ne sia preparati, di dietetici, ma ugualmente succulenti sia per la vista che per il gusto… ma, una volta pronti, la fame era tale che proprio una foto era l’ultimo dei miei pensieri!!!

Ho sognato questa brioche per tutte le 7 settimane, e me la sono regalata come premio, alla fine del mio VIAGGIO!
Ovviamente adesso per mantenere i risultati, dovrò seguire le indicazioni per il mantenimento del peso e ho già in programma un secondo viaggio per il raggiungimento del peso forma ma… con calma!
Per il momento mi godo questa bontà, con la quale festeggio il primo anno del Blog!!! AUGURI! 




L'ANGELICA delle Sorelle Simili
INGREDIENTI:
Lievitino:
135 gr farina manitoba
13 gr lievito di birra
75 gr acqua
Amalgamare tutti gli ingredienti e formare un panetto. Far lievitare 30’o fino al raddoppio.

Impasto:
400 gr farina manitoba
75 gr zucchero
120 gr latte tiepido
3 tuorli
1 cucchiaino di sale
120 gr burro

Glassa velante: (io ho usato questa!)
4 cucchiai di zucchero a velo
1 chiara d'uovo

Glassa coprente:
150 gr zucchero a velo
1 chiara d'uovo

Farcitura:
75 gr uvetta
75 gr scorza d'arancio candita (io ho usato 150g di uvetta)
50 gr burro fuso

In una ciotola mettere la farina, fare la fontana, mettere al centro il latte tiepido, lo zucchero, il sale e amalgamare con un poco di farina. Unire il burro e finire l’impasto battendo fino a quando non si staccherà dalla ciotola.
Rovesciare sul tavolo, unire il lievitino e battere finchè i due impasti saranno ben amalgamati.
(ovviamente io ho utilizzato la planetaria KENWOOD 
per entrambe le operazioni, e il risultato è eccellente!) Rimettere nella ciotola unta e far lievitare 1h, o finché sarà raddoppiato di volume. 

Rovesciarla sul tavolo infarinato e stenderla formando un rettangolo di 2-3mm di spessore, senza lavorarla. Pennellare abbondantemente con il burro fuso, cospargere di uva sultanina, precedentemente ammollata e asciugata, e di scorza di arancia candita tritata. Arrotolare il lato più lungo. Tagliare questo rotolo a metà, per il lungo, con un coltello affilato e sottile, infarinandolo di tanto in tanto. Separare delicatamente i due pezzi, girarli tenendo il lato tagliato verso di voi e formare una treccia facendo in modo che la parte tagliata rimanga il più possibile all’esterno.
mettere su di una teglia da forno e chiudere la ciambella. Pennellare con burro fuso e far lievitare per 30’-40’, coperta a campana ( deve quasi raddoppiare).
Cuocere in forno a 200° per 20’-25’. Nel frattempo diluire i 4 cucchiai di zucchero a velo con 1 albume, fino ad avere una glassa semi densa.
Appena l’Angelica esce dal forno, pennellarla con la glassa e lasciarla asciugare. Volendo si può mettere ad asciugare in forno per 30 secondi.

Gazpacho Andaluso per depurarsi un po’!



Le luci dell’albero si spengono fino al prossimo Natale…
Si fanno propositi per il nuovo anno, appena cominciato, e bilanci di quello trascorso.
Solo che l’Epifania, “che tutte le feste si porta via”, ogni anno, immancabilmente, dimentica qui qualcosa, sempre la stessa… i chili in più!!!

Le golose leccornie, i delicati manicaretti, le squisite ghiottonerie, i prelibati bocconcini con cui, senza rimorso, senza ritegno né contegno, abbiamo gozzovigliato durante il periodo natalizio, giustificandoci col classico “Se non le mangio ora…” , hanno, per così dire, temporaneamente modificato, il nostro giro vita… e magari fosse solo quello!!!

E’ per questo motivo che ho deciso di inaugurare una nuova ETICHETTA di questo blog, che chiamerò semplicemente LIGHT!
Cioè ricettine gustose, ma leggere; piatti che siano gradevoli al palato, seppur poveri di grassi; pietanze che siano appetitose sin dall’aspetto, poichè credo fermamente che si mangi prima con gli occhi, anche e soprattutto quando si segue un regime alimentare dimagrante.
Perché diciamoci la verità: star a dieta è triste! Ma talvolta necessario… e allora non resta che renderlo piacevole, no???

Ammetto d’avere una certa esperienza nel campo: io sono, infatti, la donna più “a dieta” dell’intero pianeta!
Io sono, da sempre, sempre a dieta: non ricordo un momento della mia vita che non mi abbia visto intraprendere una dieta! La prima volta avevo 11 anni. Fu il pediatra ad impartirmi il mio primo regime alimentare dimagrante… Eh si, la prima dieta “non si scorda mai”!!!
Da quel momento, diete e dietologi sono diventati la mia croce! 

Ben presto mi sono accorta che, per affrontare i lunghi periodi d’ “astinenza”, con maggiore serenità e determinazione, era necessario rendere i cibi consentiti, invitanti e succulenti, attraverso l’uso piccoli accorgimenti…
A volte è sufficiente solo prendersi un po’ in giro!!!
Molte diete, cominciano con una fase di depurazione dell’organismo, una specie di disintossicazione dagli eccessi! Lo so che la temperatura esterna suggerirebbe un piatto caldo, ma il minestrone è triste e poi… “fa troppo dieta”!!!
Allora la mia proposta è questo buonissimo Gazpacho Andaluso, una zuppa di verdure, fredda, anzi freddissima, per non dire ghiacciata, composta di verdure dalle note proprietà depurative.
In Spagna viene servita anche al bicchiere, come aperitivo.


GAZPACHO ANDALUSO

Ingredienti per 4persone:

½ bicchiere d’aceto di vino bianco
½ bicchiere d’acqua
600g di pomodori rossi da sugo
1 Cipolla rossa di Tropea di medie dimensioni
1 Peperone verde
1 Peperone rosso
1 Cetriolo
1 spicchio d’aglio piccolo
50ml di olio extravergine d’oliva
100g di mollica di pane raffermo
sale q.b.

Mettete la mollica di pane
 
in una ciotola, versateci sopra, coprendolo, l’acqua e l’aceto miscelati insieme.
Nel frattempo, portate ad ebollizione un po’ d’acqua in pentolino, tuffateci dentro i pomodori, precedentemente incisi sul fondo, scolateli immediatamente, spellateli e tagliateli a dadini e riponeteli in un frullatore.
Tagliate a tocchetti la cipolla, i peperoni, il cetriolo e mettete tutto nel frullatore, insieme allo spicchio d’aglio mondato.
Azionate il frullatore e aggiungete, a filo, l’olio extravergine d’oliva, in modo da ottenere un composto piuttosto liscio ed omogeneo.
A questo punto, aggiungete il pane dopo averlo ben strizzato; aggiustate di sale, e frullate nuovamente, per qualche secondo.
Riponete il bicchiere del frullatore in frigorifero, per almeno 2 ore.
Servite freddissimo, in bicchiere o in ciotola. Potete accompagnarlo con verdure a dadini, uovo sodo e, (se non siete a dieta!), con dadini di pane fritto.

La vera ricetta degli Struffoli… che tanto ognuno ha la sua!!!


Padre di questo dolce, che con diversi nomi ed interpretazioni ed in diverse occasioni fa capolino su tutte le tavole del Mezzogiorno d’Italia, pare sia il greco loukoumas (cfr. λουκουμάς).
I loukumades (cfr. λουκουμάδες) sono soffici palline di farina, zucchero,uova e lievito, fritte in olio profondo e condite con miele, cannella e granella di nocciole.
Di derivazione greca sarebbe anche il nome (almeno quello campano!): stroggulos (cfr. στρόγγυλος ), che significa "di forma tondeggiante", con un po’ di fantasia, diventerebbe “struffolo” o “strufolo”.
La storia degli struffoli, è però relativamente più recente, (le prime testimonianze risalgono al ‘600), e ambientata nei conventi napoletani, dove le monache li preparavano per recarli in dono, in occasione del Natale, alle famiglie nobili che, nel corso dell’anno, s’erano distinte per carità e magnanimità.

Gli ingredienti degli struffoli sono noti, ma le proporzioni in cui essi vengono sapientemente miscelati, fritti e poi assemblati, restano un segreto.
Ogni famiglia custodisce il suo e lo tramanda, oralmente, di madre in figlia.
Anche nella mia famiglia, la ricetta degli Struffoli, è un mistero, assimilabile a quello il Santo Graal: tutti ne hanno sentito parlare, in molto asseriscono che esista, ma nessuno l’ha mai visto!
La ricetta di una nonna, napoletana verace (ma beneventana d’adozione), è svanita, insieme a molti dei suoi ricordi, purtroppo…
Quella dell’altra nonna è una ricetta non scritta che miracolosamente, ogni anno, si rinnova…
Lei dice che li fa “a occhio”…
Solo che per riprodurli io non ho mica il suo, di occhio! E, ahimè, nemmeno la sua esperienza!!!
E allora, per la ricetta, mi affido all’esperienza di un grande Chef Pasticcere della Costiera Amalfitana, Sal De Riso, ma per le dimensioni, il condimento e l’estetica, all’ ”OCCHIO” della nonna!

Così i miei struffoli, saranno piccoli, piccolissimi e… “a torrone”! 
Del resto, la mia nonna, racconta sempre che questo era il torrone dei poveri che, non potendosi permettere un vero torrone, più costoso perché fatto di mandorle, zucchero e nocciole, confezionavano questo per i loro bambini, per festeggiare il Natale!

Io invece auguro a tutti quelli che se lo sono meritato, un giorno di serenità e soddisfazione per ogni struffolo di questo piatto, per tutto il 2012!!!
...Mi sa che avanza qualcosa anche per il 2013, lasciooo???




STRUFFOLI
(Ricetta di Salvatore De Riso)

500g di farina
8g di sale sciolto in acqua
50g di zucchero
50g di vino bianco (io uso lo Strega! Non l’avreste mai detto eh???)
4 uova
semi di vaniglia
60g di burroArancia
Mandarino
Miele millefiori
Arancia candita
Cedro candito
Confettini colorati (detti diavulilli)


Miscelare la farina con il sale, lo zucchero ed il vino bianco. Aggiungere 2 uova e la vaniglia, le scorze di un'arancia e un mandarino grattugiate. Includere nella planetaria anche le altre 2 uova e alla fine mettere il burro ammorbidito. Lasciarlo riposare 2h in frigo.
Riprenderlo e farne dei filoncini sottili. Infarinarli bene e tagliuzzarli a quadratini
(Io li stendo con la macchina per la pasta, tagliando delle tagliatelle in piccole palline).
Riscaldare l'olio o lo strutto (a 180°) e friggerci gli struffoli a cui prima avremo tolto la farina in eccesso.
Quando lo struffolo diventa dorato come la crosta del pane lo leviamo e lo mettiamo su carta assorbente. Mettiamoli in una ciotola e versiamoci sopra il miele millefiori, la buccia d'arancia candita, buccia d'arancia grattugiata (o mandarino, o limone), mescolare bene e sistemiamoli in un piatto da portata con sopra i confettini colorati.

(Io, seguendo la "tradizionale" ricetta della mia nonna!, metto miele e zucchero in una pentola, con la buccia di limone e di arancia tritata; quando lo zucchero si è sciolto nel miele e il composto è omogeneo, aggiungo gli struffoli; li amalgamo bene al composto e poi li verso nel piatto di portata. Con le mani ben bagnate di acqua fredda e facendo attenzione a non ustionarmi (!) modello nel piatto una ciambella, guarnisco con pinoli, zuccherini colorati, diavulilli, e palline di zucchero argentate- che come si noterà non avevo in questo caso!- che poi faccio raffreddare al freddo, di solito sul davanzale della finestra…)