La Crescente bolognese e il "crescentone"!


Bazzico Bologna sin da bambina, quando mia mamma mi stritolava la manina perché, troppo curiosa, non le scappassi dalla presa, passeggiando per le vie affollate del centro; o forse, perché spaventata dal pensiero che qualcuno potesse, approfittando di quel caos, strapparmi da lei e portarmi via.

L’avrò calpestato mille volte: c’ho assistito alla proiezione di decine di film per sfuggire alla calura estiva, che anche a tarda sera in queste zone non molla la presa; ho partecipato al concerto di Hüsnü Şenlendirici, musicista contemporaneo turco; un carissimo amico poi, mi ci ha portato a mangiare un gelato una notte di tantissimi anni fa, nel disperato tentativo di curare le mie pene d’amore…

Sto parlando del “crescentone”, la piattaforma pedonale che campeggia al centro di Piazza Maggiore, rialzata rispetto alla pavimentazione della piazza stessa, stesa all’ombra della facciata incompiuta della Chiesa di San Petronio. Esso rappresenta un po’ la memoria storica di tutti i bolognesi DOC e anche di quelli acquisiti!

Qui, infatti, dal 1400 in avanti, si svolgeva il mercato cittadino; e sempre qui, il 21 Aprile del 1945, giorno in cui Bologna fu liberata dai nazi-fascisti, arrivarono i carri armati americani. Di questo ultimo evento il “cescentone” conserva una ferita sul lato est, una scalfitura prodotta dal carro armato, alla quale i bolognesi sono tutti ormai un po’ affezionati, per ciò che rappresenta.

Il suo nome, ovviamente, è un omaggio, con una amichevole metafora gastronomica, alla celeberrima e gustosissima crescente bolognese, una focaccia bruna e fragrante in superficie, morbida e burrosa nel suo impasto punteggiato di frammenti di pancetta e ciccioli, che tagliata in tipiche losanghe romboidali, farcita con Mortadella Bologna DOP e accompagnata da un bicchiere di vino rosso… è la morte sua!!!

La migliore a Bologna si acquista da Tamburini insieme alla mortadella, ma rigorosamente dopo aver trascorso una mattina di shopping nei negozietti del Quadrilatero via Farini/ via Rizzoli/ via Castiglione/ Pavaglione, in zona mercato vecchio. Poi via di corsa all’Osteria del Soleun posto d’altri tempi dove, consumando un bicchiere di vino, ci si può accomodare ad un tavolaccio sgangherato per gustare le leccornie appena acquistate! Proprio così!

Attorno a voi troverete le comitive più disparate: gruppi di amici, famiglie intere, studenti, bologhesi DOC, gruppi di turisti spagnoli! C’è chi acquista i prodotti delle ottime gastronomie dei dintorno e poi mangia aprendo sul tavolo la “carta di formaggio”(!); chi si attrezza con tovaglia di stoffa e stoviglie usa e getta; e chi estrae dalla borsa termica la lasagna della nonna!!! Il tutto condito dalla cordialità dei gestori e dalla goliardia tipica bolognese.

Io la crescente la adoro, perfetta com’è per uno spuntino o un aperitivo informale tra amici.
La ricetta che ho usato per questa mia è quella tratta da “Pane e Roba dolce”delle S.lle Simili, non è come quella di Tamburini, ma vi assicuro che è un ottimo surrogato, a giudicare dalle poche briciole avanzate!!! 

CRESCENTE AL PROSCIUTTO O ALLA PANCETTA

Ricetta tratta da " Pane e Roba Dolce" delle S.lle Simili
Ingredienti:
500g di farina “0”
250g di acqua
25g di lievito di birra
150g di prosciutto crudo o di pancetta, tritati grossolanamente
50g di strutto
8g di sale
1cucchiaino raso di zucchero

Fare la fontana, amalgamare al centro tutti gli ingredienti ed impastare velocemente senza battere, formare una palla, coprire a cupola per 50’-60’ e lasciare lievitare.
Stendere l’impasto con il mattarello senza lavorarlo, formando un ovale di circa 1.5cm di spessore. Disporlo su di una teglia, pizzicarlo tutto intorno, tracciare delle losanghe sulla superficie con una lametta, spennellarlo con un uovo sbattuto e lasciare lievitare per altri 50’, o fino a quando il volume non sarà raddoppiato. Più lievita e più sarà soffice.
Quando è pronta per essere infornata, le parti pizzicate si arrotondano e le losanghe si aprono leggermente.
Cuocete in forno preriscaldato a 200°-210° per 40’-45’.

La ricetta del Ragù Napoletano e della sua Magia



La luce fioca del lampadario dell’angolo cottura di un grande ambiente adibito  a salotto, illumina il tavolo. Su di esso, china, una ragazza affetta cipolle... tante cipolle… Forse è il suo sorriso che spande quella luce.
Dietro di lei, di spalle, un giovane uomo, rimesta in un pentolone di coccio marrone, con un lungo, usurato cucchiaio di legno.
Scherzano tra loro, si stuzzicano, si prendono in giro amorevolmente, ridendo di gusto.
E’ sabato sera, e quella giovane coppia d’innamorati prepara, per il tradizionale pranzo della domenica, un piatto che abbia il potere di dissolvere per qualche ora la fitta trama del mantello di nebbia che protegge il paesaggio, avvolgendo già il balconcino fuori dalla porta finestra, sul lato opposto del grande salone.
Nella stesso ambiente, sotto l’affettuoso sguardo dei due, una bambina paffutella gioca ad imitarli, riempiendo e svuotando le pentoline di plastica che le ha portato Babbo Natale. Di tanto in tanto, sbircia divertita quella libera interpretazione dei gesti metodici che ha già visto compiere nelle cucine delle sue nonne.
Quel pentolone starà sul fuoco tutta la serata, riposerà durante la notte, per poi riprendere il suo borbottio in mattinata, fino all’ora del pranzo...

Passano gli anni, e quella bambina, che ormai è diventata una ragazza, non trascorre più i suoi sabati sera con mamma e papà, ma il profumo acre della cipolla, quello avvolgente della carne e quello dolce della passata di pomodoro, nel loro concerto di aromi, diventano la colonna sonora olfattiva del risveglio della domenica.
Per non parlare dell'esplosione, che provoca sul palato la fetta di pane condita con una generosa cucchiaiata di caldo ragù fumante, che la mamma le porge per la colazione!

Adesso, quando il ragù che “pippea” è quello della mia cucina, e la fragranza si diffonde nella mia casa, mi sembra di recuperare la magia di quei momenti, l'incantesimo di quei ricordi.

La ricetta della mia famiglia è quella tratta da “Frijenno&Magnanno” , vera poesia della cucina. E mi piace trascriverla così come è… tranne che per gli ingredienti per i quali preferisco dare qualche indicazione più precisa.

Nel rispetto della tradizione, ho usato il sugo per condire dei paccheri (o"schiaffoni" così chiamati per il caratteristico rumore che fanno quando quando vengono impiattati!), ma poi li ho ripassati in forno con mozzarella e parmigiano reggiano, nella più classica ma gustosa pasta al forno. Quindi il mio ragù ha cotto “solo” 4 ore!


RAGU’ di DON VITTORIO
Ingredienti :
Olio , burro, [lardo, sugna,] cipolle (3 grosse, napoletane),
carne (500g di spuntature di maiale) alla chianchiere (cfr. macellaio, quindi, per estensione “ a punta di coltello”), 2l di passata di pomodoro, concentrato di pomodoro (1Cucchiaio)

Le cipolle ben grosse ed in abbondanza, vanno tagliate molto sottili. Mettere i condimenti e le cipolle nel tegame di coccio a fuoco calmo. Le cipolle non devono diventare rosse, ma solo afflosciarsi. In questa fase ci vuole molta attenzione. Le aggiunte ed i rimestamenti vanno eseguiti con amorevole sapienza e discrezione. “ Il ragù – disse Marotta – va celebrato”
Quando si vede che le cipolle si sono “arrese” si aggiungono i pezzi di carne alla e si fanno rosolare. Al momento giusto si versa un bicchiere di vino rosso, adatta ai piatti di carne. Quando anche il vino sarà sfumato, aggiungere tanti pomodori pelati passati passati al setaccio quanti ne sono necessari per far aumentare il volume di ¾. A questo punto ridurre la pianta, se possibile (poiché doveva già essere al minimo) ed inizia il periodo del “peppiamiento”.
Dice Marotta: “Il bollore deve esserci e non. In superficie il lento susseguirsi di bollicine svogliate avvertono che il fuoco è acceso, mentre il ragù sta pensando e cuocendo.
Dopo sette ore, buon appetito!


La ricetta dell'Erbazzone della Spisni ovvero "Speriamo che il principio sia come la fine..."



Abbandonata al suo destino, nel bel mezzo di un gelido inverno e proprio nel periodo dell’anno più prolifico, quanto a fermento culinario, la mia piccola creatura veleggia, vento in poppa, nella rete! Quante gradite visite, ogni giorno, su questo mio umile blog! Grazie anche alle ricette postate lo scorso Natale!

Sì, vive di rendita! Quest’anno, infatti,  non sono stata altrettanto brava e non credo che riuscirò a rimediare a breve.
Il motivo? Questo 2012, che ha visto la luce sotto una cattiva stella (“cattiva”… per usare un eufemismo!), mi ha dato, in questo suo rush finale, una grande opportunità, che richiede, in questa primissima fase il 200% delle mie energie, della mia concentrazione e del mio tempo.
E così, non tanto a causa dell’orario in cui rincaso e in cui, quindi, mi trovo a preparare la cena, quanto piuttosto per la spossatezza mentale, la scarsa abitudine allo studio, e talvolta il poco sonno, anche la quotidiana preparazione dei pasti è ridotta all’osso...
Lo sa bene mio marito che ne fa le spese!!!

 Ma non mi lamento né per gli orari, né per la stanchezza, né per la testa affollata di informazioni, ma sono anzi entusiasta ed elettrizzata e speranzosa che, col giusto impegno, non si risolva tutto in un fuoco di paglia!
…Crepi il lupo!!!

Quanto mi mancano, però,  i miei fornelli! Ma dal momento che resteranno spenti, ho pensato di proporre questa ricetta dell’erbazzone di Alessandra Spisni, che spingeva per essere pubblicata già da un po’.
Chissà… magari viene buona per l'aperitivo del Cenone di San Silvestro! 
E allora… BUON ANNO!!!


ERBAZZONE
(ricetta di Alessandra Spisni)

PER LA PASTA:
300g di farina
70g di strutto
acqua fredda q.b.
sale q.b.

PER LA FARCIA: 
1kg di verdure miste
1 cucchiaio di lardo tritato
50g di parmigiano reggiano grattugiato
4 uova
1 cucchiaio di prezzemolo fresco tritato
sale e pepe q.b.
noce moscata q.b.

Amalgamate 300g di farina, 70g di strutto, un pizzico di sale e acqua fredda q.b. ad ottenere un impasto omogeneo. Lasciate riposare l’impasto nella pellicola trasparente almeno mezz’ora prima di stenderla.
Nel frattempo pulite, lavate e lessate le verdure (spinaci , bietole, cicoria) in acqua salata (io le faccio appassire un tipo per volta in padella con l’aiuto dell’acqua d lavaggio, restano molto più verdi e croccanti!). Ripassate in padella con il lardo tritato e insaporite con sale e pepe.
Mettete le verdure in una terrina con le uova, un po’ di noce moscata, il prezzemolo tritato e il parmigiano reggiano (meglio se 30 mesi, bello saporito!). Condite il composto così ottenuto con sale e pepe.
Dividete in due l’impasto; con i 2/3 foderate lo stampo ( Ø 28cm) e, dopo averlo bucherellato con una forchetta, riempite con il composto. Ricoprite col restante terzo e bucherellate di nuovo per far evaporare l’umidità interna in eccesso.
Cuocete in forno a 160°/180° per 40’/45’.
Servite freddo.

Sacher Torte e ... la ricetta della festa perfetta!


Prendete un manipolo di amici, amici veri, i migliori, quelli che ci sono sempre stati e quelli che sembra ci siano da sempre.
Non abbiate timore nel mescolare persone che si conoscono tra loro a persone che non si sono mai viste prima, perché tutte hanno qualcosa in comune: un’amica  speciale almeno quanto ognuno d’essi lo è per voi.

Apparecchiate per loro una tavola colorata, adorna dell’omaggio floreale che due tra i più romantici vi hanno fatto recapitare a casa, mandatovi  in confusione nel bel mezzo dei preparativi, accompagnandolo ad un messaggio che vi ha commosso fino alle lacrime.
Imbandite la tavola con i vostri esperimenti culinari più arditi (… altrimenti a cosa servono gli amici!!!): non vi saranno al mondo cavie più disponibili e felici d’esser tali.

Fate saltare il tappo dello spumante e fate scorrere, vivaci, le bollicine nei calici. Lasciate che questi ultimi tintinnino, più e più volte, alla vostra salute, infischiandovene bellamente, almeno per una sera, del Galateo, dei rumori, dei vicini… dei problemi, del lavoro (che non c’è), della paura della precarietà del futuro … di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, di cosa sia meglio o peggio … dei pregiudizi della gente e delle chiacchiere … della stupidità e dell’ignoranza … E trovate il modo per comunicare, a chi vi sta intorno, quanto sia importante per voi, che siano lì in quel momento, quanto bene gli volete e cosa sareste disposti a sacrificare per loro.
Trovate il modo per dire ciò che pensate, di dare consigli non richiesti, anche a costo di litigare, perché capiscano quanto teniate a loro e quanto il vostro affetto sia sincero.

Questa è ricetta che ho seguito per la mia festa di compleanno perfetta! Ma non mi sarebbe mai riuscita senza i miei invitati.

Di seguito invece, la ricetta della Sacher-Torte che ho servito come dessert, la dedico a coloro i quali, avendo dovuto lasciare la festa prima del tempo, non sono riusciti ad assaggiarla …
 “Cioè lei praticamente non ha mai assaggiato la Sacher Torte?!”
“No"
"Bene, continuiamo cosi, facciamoci del male!"

(Cfr. “Bianca” di Nanni Moretti)


SACHER TORTE
Ingredienti:
140g di farina “00”
100g di cioccolato fondente
100g di burro
90g di zucchero semolato
90g di zucchero a velo vanigliato
5 uova
1 cucchiaino di vaniglia bourbon
burro per lo stampo
Sale

PER LA FARCITURA:
150g di marmellata di albicocche

PER LA DECORAZIONE:
250g di zucchero semolato
200g di cioccolato fondente
panna montata

Tagliate il burro a pezzettini. Fate fondere il cioccolato a bagnomaria e fatelo intiepidire. Imburrate uno stampo da 22cm di diametro, foderate con un disco di carta da forno e imburratela. Accendete il forno a 170°.
Lavorate il burro con lo zucchero e la vaniglia fino a renderlo soffice. Amalgamate i tuorli, uno alla volta, quindi il cioccolato appena tiepido, versandolo a filo nella ciotola e mescolando con il cucchiaio di legno. Montate a neve gli albumi con un pizzico di sale e incorporateli al composto al cioccolato. Unite la farina, poca per volta, dopo averla setacciata.
Versate il composto nello stampo, livellatelo e cuocete nel forno già caldo per circa 1h. Lasciatela riposare per 15’ e poi rovesciate su di una gratella e fate raffreddare.
Tagiate la torta nello spessore a metà. Scaldate la confettura a fuoco molto basso, passatela al colino e stendetela sul disco inferiore della torta. Adagiatevi sopra l’altro disco e spennellate tutta la torta con la rimanente confettura calda. Fate riposare per 6h prima di glassare.
Preparate la glassa. Fate sobollire 1dl d’acqua con lo zucchero e il cioccolato per qualche minuto, sempre mescolando, e quando saranno amalgamati, trasferite la glassa così ottenuta in una ciotola. Versate 1/3 della glassa su di un piano di marmo (che io non ho!), lavoratela con una spatola e quando sarà fredda mescolatela a quella calda della ciotola. Mescolate e ripetete l’operazione fino a che tutta la glassa non sarà completamente fredda (io ho usato 2 ciotole per fare questa operazione: il risultato è buono ma la glassa, come si vede non è molto lucida!). Versatela sulla torta e stendetela molto rapidamente su tutta la superficie. Decorate a piacere con la panna montata.

Cornetti (di pane) allo yogurt

Il mio primo fine settimana di montagna della stagione, è coinciso con l'ultimo di quella turistica estiva, quello che riporta la calma nelle località dell'Alto Adige, che vanno così in letargo per risvegliarsi dopo un po' sotto le luci natalizie. E' proprio così che la montagna mi piace di più: come un bambino che va a dormire, senza fare i capricci!
I picchi baciati dalle tiepide labbra del delicato sole autunnale. I crinali accarezzati dalla sua luce obliqua e morbida. Gli alberi pronti a scrollarsi della chioma variopinta.

E in quest'orgia di colore e calore, esplodono i sapori! Sono tante le leccornie da gustare, ma su tutte IL PANE, la fa da padrone! E dopo averne fatto una bella scorpacciata (in barba alle diete proteiche!), ho fatto una scorribanda  in libreria e ho portato a casa una perla: "Il pane delle Dolomiti" di Richard Ploner Ed. ATHESIA da affiancare a "La cucina delle Dolomiti di Anneliese Kompatsercher dono della mia zia Cinzia (già ampiamente citato QUI), che, da ormai 10anni fa parte della mia personalissima collezione di libri di cucina. Fu allora che mi si schiusero alcuni dei segreti della cucina altoatesina!

La ricetta di questi cornetti di pane allo yogurt è la prima delle tante che ho intenzione di sperimentare. Buonissimi con il dolce e col salato, sono anche abbastanza semplici!


CORNETTI ALLO YOGURT
(per 6 cornetti )
Ingredienti:
500g di farina
25g di lievito di birra
1cucchiaio di zucchero
80g di acqua tiepida
30g di burro
250g di yogurt naturale tiepido
10g di sale

PER SPENNELLARE:
sbattere accuratamente un uovo 
con una presa di sale e una di zucchero

Versare la farina in una scodella o nel recipiente dell'impastatrice e formare una cavità nel mezzo. Sciogliere nell'acqua il lievito con lo zucchero e mescolare il tutto nella cavità della farina e lasciare lievitare per 15'.
Spargere il sale sulla farina, ai bordi, aggiungere il burro e lo yogurt naturale e lavorare l'impasto per almeno 10' fino ad ottenere una massa liscia e morbida.
Cospargere leggermente di farina l'impasto, coprirlo con una pellicola e lasciarlo lievitare in luogo caldo e riparato dagli sbalzi di temperatura per 30' o finchè il suo volume non sia triplicato.
Posare l'impasto su di un piano di lavoro leggermente infarinato, stendere con il mattarello fino a 1/2 cm di spessore, tagliare sei triangoli con la rotella per la pasta, arrotolare verso la punta del triangolo formando così i cornetti.
Disporre sulla leccarda foderata di carta da forno, pennellare con l'uovo e lasciare lievitare per altri 20'circa. Infornare in forno preriscaldato, umidificando il forno nei primi 5', con uno spruzzino e dell'acqua.

Crema di Zucca: Operazione Zucca 2.0

Le prime piogge torrenziali si sono abbattute sul paese; le temperature si sono drasticamente abbassate e l'umidità s'è già insinuata nelle ossa, penetrando attraverso i nostri corpi. Così, per cena, è gradito un bel piatto di questa crema, che scaldi le membra e corrobori l'animo, grazie anche al suo vivace colore.

In pochi minuti ( a patto di assoldare un marito forzuto per dividerla, mondarla e tagliarla a tocchettti!) tutta la casa, fino all'androne delle scale, saranno avvolti da un profumo indecifrabile, dolcemente salato che indurrà la vicina a suonare alla porta per chiedere cosa bolle in pentola!
A me è successo e confesso d'esserne stata molto lusingata! Complimenti per la mia cucina ne ho ricevuti tanti, ma mai di così spassionati!!


La crema di zucca è un piatto da gran gourmet, semplice e veloce, che aggiungo, con grande orgoglio, alla categoria delle pietanze LIGHT, ma modo mio, cioè leggeri, ma buoni, dietetici ma belli!

Ogni volta che la preparo, mi rammento che la prima volta che la proposi per cena al mio compagno, convivevamo da poco... Tranquilli, poi è diventato mio marito!!!! 
Non ci sono parole per descrivere le contorsioni di disgusto che fece il suo viso quando s'affaccio sulla pentola: "Ma... cos'è?" chiese schifato. Ed io, simulando sicurezza: "Crema di zucca! A te piace la zucca, giusto???" "Si si, ma..." fece lui, poco convinto.
Servii in tavola la crema fumante, guarnita con una manciata di erba cipollina in cima e accompagnata da crostini fragranti di forno. 

Beh, vorrei avere una foto dell'espressione del suo viso quando portò il cucchiaio alla bocca, per poterla pubblicare!
Come per me, fu amore al primo... assaggio!!!
CREMA DI ZUCCA
Ingredienti per 4 persone:
600g di zucca mondata e tagliata in pezzi
250g di carote mondate e tagliate in pezzi
2 scalogni
1 patata media
1l di brodo vegetale
40g di burro (o 2cucchiai di olio evo)
erba cipollina
crostini

Mondare e tagliare grossolanamente lo scalogno e rosolare nel burro (o olio). Aggiungere la zucca e le carote tagliate a tocchetti. Coprire col brodo e portare ad ebollizione; aggiungere la patata. Coprire con un coperchio e far bollire, a fuoco medio, per circa 30' o fino a quando la patata non sarà ben cotta.
Frullare, col frullatore ad immersione.
Servire con erba cipollina e crostini di pane imburrati e passati al grill per pochi minuti.


NB. Si possono eliminare rosolatura e crostini per rendere la pietanza ancora più leggera!

Flan di Zucca: è di nuovo ottobre!

Finalmente è di nuovo tempo di zucca, una delle mie più grandi passioni culinaria, scoppiata quando ero poco più che adolescente. Galeotto fu un gelato: gusto zucca e pezzi di cioccolato extra-fondente, creazione della gelateria di proprietà della famiglia di un caro amico dell'epoca. Per chi come me, ha sempre avuto fame di sapori nuovi e di accostamenti arditi, quel primo assaggio fu un'esplosione di gusto sulla lingua, l'accendersi di una lampadina nella testa: questo "frutto" mi piaceva, e tanto!!!

Per molti motivi e diverse vicende, io e quell'amico ci siamo persi di vista, al punto tale che oggi non so se, quello che fu un primo riuscitissimo esperimento, abbia poi avuto un seguito e quindi se quel gelato favoloso stagionale si possa ancora gustare in quella gelateria di paese.

Ma da quel momento, la zucca, in preparazioni dolci e salate, campeggia nei miei menù autunnali e li colora per tutto l'inverno. In questa veste poi, conquista al primo assaggio!

Questa, infatti, è una ricetta di inimitabile versatilità, adatta a tutte le stagioni perché realizzabili con ogni tipo di verdura ed ortaggio riducibili in polpa. Il flan si presta per essere servito sia come antipasto (o "entrée", vista la sua origine d'Oltralpe e la conseguente penetrazione nella cucina regionale del nostro Piemonte) che come contorno.
La consistenza di questo sformato è soffice; il suo gusto è burroso e fondente. E' da provare anche con carote, broccoli, radicchi, zucchine e qualsiasi cosa suggerisca la fantasia!

FLAN DI ZUCCA
Ingredienti (per 4 o 5 flan)
250ml di panna fresca liquida
2 uova
250g di polpa di zucca (la procedura la trovate qui)
noce moscata
Parmiggiano Reggiano grattugiato qb
sale e pepe qb


Sbattete le uova con il sale, la panna, il Parmiggiano, il pepe, e una spolverata di noce moscata. Unite la polpa di zucca, ben fredda. Distribuite il composto negli stampini di alluminio monouso e cuocete a bagno maria,  in forno a 160° per 30'.
Sformate e servite tiepido.


Con questo post, partecipo al mio primo contest, per gentilissimo invito delle Staffette in Cucina




Feta al Cartoccio per non abbandonare l'estate


E’ ufficiale: l’estate è finita. Le temperature torride tornano lentamente più miti e la stagione autunnale bussa alla porta. Così, il rosso delle foglie comincia a colorare il paesaggio e il loro fruscio torna a fare da sottofondo musicale alle passeggiate.
Io, dal canto mio, non vedo l’ora di trascorrere un pomeriggio domenicale a base di “divano, film e copertina”, sorseggiando, in dolce compagnia, una buona tazza di tea e sbocconcellando un dolcetto, rigorosamente home-made, tratto da un libro di ricette che la mia mitica zia mi ha portato da Londra, quest’estate! Esperimenti futuri, che, prometto, saranno resi pubblici!!!

Ma in questi giorni, in cui il tempo cambia velocemente, anche più volte nel corso della stessa giornata, quando il sole riesce a filtrare tra le nuvole, scalda con tutta la sua prepotenza e raggiunge temperature che fanno pensare nuovamente al mare e alla stagione estiva e… si ha di nuovo voglia di pietanze semplici e fresche!!!

Questa ricetta, fresca e veloce, molto mediterranea, è diventata, grazie alla sua estrema  semplicità, e al suo sorprendente gusto, un vero e proprio must della mia cucina! Si può servire come antipasto, ma noi spesso ci ceniamo light!


FETA AL CARTOCCIO
Ingredienti per 2 persone:
200g di Feta Greca (anche in versione Light, con solo il12% di massa grassa)
Pomodorini
Olive nere
Semi di finocchio
Origano

Confezionate i cartocci sovrapponendo un foglio di carta forno ad un foglio di carta alluminio, per evitare di mettere i cibi a contatto con l’alluminio ma assicurare allo stesso tempo la perfetta chiusura del cartoccio stesso. Dividete il panetto di Feta in due parti uguali; adagiate le due metà sui due cartocci; condite con i pomodorini tagliati a spicchi, olive denocciolate, semi di finocchio, origano. Non occorre salare, poiché la feta, che è ottenuta con latte di pecora e caglio, può contenere una percentuale di latte di capra fino al 20%, che la rende quindi piuttosto sapido. Non occorre aggiungere olio.
Chiudete i cartocci, adagiateli in una leccarda da forno e infornate a 200° per circa 20’.
Trascorsi i 20’, impiattate i cartocci e apriteli facendo attenzione a non scottarvi col vapore che ne uscirà.
Servite ben caldo, magari accompagnando con crostini di pane tostato.

Fichi Caramellati: genuina bontà di Romagna!


Negli ultimi giorni di settembre, tutte le pentole di Romagna ribollono di fichi leggermente acerbi, che caramellano nello zucchero, profumato di limone. L’aroma spande nell’aria per ore (quelle necessarie per la cottura), per poi essere chiuso nei vasi di vetro.
I fichi caramellati che, come piccoli geni della lampada, verranno poi “liberati”, al primo freddo, per unirsi a squacquerone (formaggio tipico romagnolo, fresco e cremoso, che deve il suo nome al dialettale “squaquaron”, ad indicare la sua elevata acquosità, circa il 60%),  piadina e un bel bicchiere di Sangiovese di Romagna, se oggi sono una prelibatezza, erano, una volta, il dolce nel giorno di festa.

Quest’anno anch’io ho partecipato alla preparazione, nella cucina di mia suocera, e m’è sembrato di respirare un’aria antica, di tradizione. E’ trascorsa infatti, così una domenica d’altri tempi a far conserva: un pomeriggio di risate tra donne in cucina, come una volta!


FICHI CARAMELLATI:
1Kg di Fichi (leggermente acerbi)
400g di Zucchero Semolato
1Limone, la buccia

In una pentola piuttosto larga, disponete i fichi dopo averli puliti e spazzolati, cospargeteli di zucchero e lasciateli riposare una notte (8/10h). In questo modo i fichi rilasceranno un po’ del loro liquido.
il mattino seguente, aggiungete la buccia del limone e portate su di un fuoco basso.
Cuocerete i fichi per circa 5ore, avendo cura di girare di tanto il liquido con estrema delicatezza, facendo attenzione a non romperli. Al termine della cottura, invasate i fichi in barattoli di vetro sterilizzati, chiudete con coperchi nuovi e puliti, e capovolgeteli affinché creino il sotto vuoto.



Pollo al Curry e profumi d'Oriente

D'Istanbul serbo molti ricordi, tutti bellissimi. 

Le strade strette della città, i suoi maestosi monumenti, la  melodiosa cantilena  del muhaizin che richiama i fedeli alla preghiera, spandendo la sua voce in ogni angolo di una città, che non si ferma mai; l’ospitalità generosa della Sua gente, la loro umiltà; il rito del ramadan.

Penso soprattutto alla sera in cui, accolti come fratelli, abbiamo cenato in uno dei tanti punti di ristoro, adibiti dall’amministrazione della città.
Penso a quella piazza - una distesa di tappeti colorati, sui quali campeggiavano tavolini e panche di legno, e su quest’ultime cuscini d’ogni foggia e colore! -gremita di osservanti che, giocando a backgammon o chiacchierando cordialmente tra loro, attendevano composti, il calar del sole, la fine della giornata di ramadan, per bagnare le labbra arse dalla calura estiva e sorbire la cena.
Penso al cameriere gentile che ci ha fatti accomodare prima e che poi ha insistito per servirci immediatamente, rifiutando garbatamente la nostra offerta d’aspettare rispettosamente insieme agli altri, il tramonto, per cenare. Penso al suo sorriso sornione, di fronte al nostro goffo tentativo di usare le poche parole di una lingua strana e gutturale come il turco.
Penso all’eleganza con la quale, al calar del sole, tutti, intorno a noi, hanno cominciato, lentamente, a mangiare.

D'Istanbul ho ancora, nelle narici, gli odori, la cui intensità è tale al punto che, 
anche ora, a distanza di un paio d’anniaffondando il naso nel curry acquistato nel suo  Mercato delle Spezie, posso sentirne il vociare indistinto e l'atmosfera magica.

Questa ricetta, in realtà d’ispirazione indiana, è incredibilmente gustosa, ma anche incredibilmente  light: accompagnata infatti da un pugno di riso Basmati cotto al vapore, è perfetta per un pasto dietetico, ma anche per essere inserita in un menù non proprio tradizionale, per una cenetta veloce tra amici…
 E così, potete continuare la dieta, senza rinunciare al piacere di una serata in  compagnia!!!
POLLO AL CURRY
Ingredienti per 4 persone:
600g di spezzatino di pollo (petto o coscia)
Farina di riso
1cucchiaio colmo di curry piccante
Olio evo o burro chiarificato
250g di yogurt greco (anche 0% di grassi va bene)
Latte qb

Riducete il pollo a spezzatino. Spolverizzatelo di farina di riso e una parte del curry. In una padella antiaderente o in un wok, mettete 2 cucchiai d’olio evo o 1 cucchiaio di burro chiarificato e fatevi rosolare il pollo a fuoco alto. Nel frattempo scaldate leggermente lo yogurt ( a bagnomaria o nel forno a microonde), unitevi il resto del curry fino ad ottenere un bel colore giallo intenso. Quando il pollo sarà ben rosolato, abbassate il fuoco e versatevi sopra la miscela di yogurt e curry, allungate con un po’ di latte e fate sobbollire per 10-15 minuti. Regolate a piacimento la densità dell’intingolo e aggiustate di sale e pepe a vostro gusto, ricordando che spesso il curry che si trova in commercio è un po’ salato!